Riflessioni

Musica e riproducibilità tecnica: l'arte che non ha un nome (Parte 2)

Di Gerolamo Sacco
Data di pubblicazione 12/10/2007


Eravamo arrivati a Nietzsche. Questa magica rubrichetta ideata dal sottoscritto che finirà con i fuochi d'artificio, è iniziata presentando il problema della dialettica tra arte e scienza. E' un problema serio, quindi leggete la parte 1 se non la avete ancora letta, altrimenti non potete capire di che cosa stia parlando. Una volta presentata questa "lotta dialettica" intuita da me leggendo le parole di un certo musicologo, concludevo con le parole di un giovane Nietzsche che si "scornava" con lo stesso problema più di un secolo e mezzo fa: lui il primo pensatore occidentale a mettere in evidenza la scienza come problematica per l'arte. Problematica la cui soluzione, secondo lui, sarebbe una riscoperta "metafisica" nell'arte. Metafisica=Andare oltre il fisico. Tradotto in parole semplici, valorizzare i lati magici dell'arte, ignorando la scienza e di conseguenza "tutto ciò che si può spiegare". Tuttavia trovare del “metafisico” in un Mondo che si propone già tradotto dalle scienze tecnologiche e matematiche non è semplice. Considerando soprattutto che proprio le scienze, secondo il filosofo francese Lyotard, sono quelle che tendono ad "inglobare", a mangiarsi da dentro, le arti, le filosofie, le religioni, che lui chiama "narrazioni". E l'evoluzione della musica (ormai studiata nelle scuole come una scienza) e delle religioni (spesso costrette a considerare problemi scientifici) confermerebbe.

Ciò che però ho notato subito dopo aver meditato si queste parole è che c'è un qualcosa di estremamente diverso, oggi, nell'epoca in cui viviamo. La nostra epoca storica è sì dominata dalla scienza, ma ormai siamo così scientificamente evoluti, rispetto a solo 20 anni fa, che le memorie dell'era "moderna" sono ormai lontane. Osservando dal punto di vista storico i rapporti che intercorrono tra “fisica” e “metafisica” oggi si può addirittura ipotizzare che ci troviamo in un epoca storica paradossalmente simile a quella arcaica senza servirsi di alcun artificio retorico, un epoca molto lontana da quella descritta da Prieberg (musicologo che ipotizzava l'avvento di una macchina capace di fare arte). Prieberg uomo moderno. Affascinato dai robot, convinto che una macchina un giorno possa fare arte. Ciò che è interessante, del mondo di oggi, è che non è più un mondo moderno.
Sarà interessante ora capire perchè l'epoca di oggi è simile ad un'epoca arcaica. Partiamo dal concetto di fisico/metafisico.

Nell’antichità il rapporto tra mondo fisico e mondo metafisico era sostenuto da credenze mistiche di tipo magico, senza ombra di dubbio ammantate di fascino, che gli uomini usavano per comprendere fatti e accadimenti che oggi hanno una spiegazione di tipo scientifico. Trovo roba interessante a riguardo leggendo Marius Schneider, studioso fortemente appassionato dall’argomento tanto da dedicarci tutta la vita; egli in “le role de la musique dans la mythologie et les rites des civilisations non europèennes” (trad. it. per Adelphi “La Musica Primitiva”) descrive interessanti ed evocativi accostamenti tra suono e luce che costituivano le fantasie mitologiche degli uomini antichi.
“Nell’antica Persia, la luce fu evocata dal toro celeste di Ahura Mazdah. La Kathaka Upanisad descrive l’Atman (essere supremo) che si esteriorizza nella sillaba OM, come una luce intensa. La Maitrayana Upanisad dice che l’Atman è un primo sole che emana numerosi ritmi, i quali “dopo aver sfavillato, versato pioggia e cantato inni, ritornano alla caverna dell’essere supremo”. I Tahitiani credono che la luce creatrice provenga dalla bocca del dio Tane (non fate battute). Secondo i Maori, Dio creò l’Universo per mezzo di una parola che evocò la luce; cantano che la forza della procreazione, la prima estasi di vivere e la gioia di fronte alla crescita trasformarono il silenzio della contemplazione in suono. Nei miti polinesiani, Atua cominciò il suo canto nel mezzo della notte e il chiarore si sprigionò il mattino seguente.”

Pare assurdo, ebbene questi accostamenti che la fantasia mitologica ci propone sono molto più credibili oggi che in epoche precedenti. Sembra che la scienza, avvalendosi del sapere narrativo (che pone la domanda in modo metafisico) per legittimarsi ("spiegare" i fenomeni fisicamente ed empiricamente), poi vada a creare i presupposti per riportare in vita il sapere narrativo che ha cercato di inglobare. La tecnologia di oggi, per esempio, permette al suono di scaturire dalla luce. L’energia elettrica ed elettromagnetica diffondono l’energia acustica. Ciò riporta alla memoria colletiva umana fenomeni che nell'epoca arcaica era abbondantemente interiorizzati e che poi si sono completamente persi. Nella notte dei tempi, lo si intuisce leggendo antichi scritti mitologici e religiosi come quelli che ho citato, il fenomeno luce - suono era in un certo qual modo previsto, abbondantemente interiorizzato anche senza nessun tipo di conoscenza della fisica. Oggi, paradossalmente, accade la stessa cosa. La casalinga o Mario che vedono la nuova "diavoleria" scientifica non si pongono più il problema. Non c'è bisogno di essere degli ingegneri per navigare su internet e parlare con il tuo amico che sta in Australia. E' invece poco chiaro il concetto in tutta quella fascia di epoca che viene chiamata modernità, ovvero dalla rivoluzione industriale al dopoguerra. Allora c'era ancora questa necessità, ben lontana dalla spirituale se vogliamo, magica, accondiscendenza nei confronti dell'inspiegabile che mette in comune i nostri antenati con noi oggi, all'alba di una nuova, nuovissima civiltà.

E' una problematica che può interessare, come no. Ma sono sicuro che se sei arrivato fino a qua, quello che vi riporto ora vi lascerà a bocca aperta.
Il sociologo canadese Marshall McLuhan nel 1961 scrisse “Gutemberg Galaxy” in italiano lo trovate pure come “La galassia Gutemberg”, dal nome dell’inventore della stampa a caratteri mobili. In questo grande libro egli mostra tutto l’insieme dei cambiamenti, una vera e propria galassia, che questa invenzione ha portato modificando radicalmente la nostra cultura e trasformandola da “orale” a “scritta”. Questo è successo dal 1500 in poi. Carta stampata -> alfabetizzazione -> l'occhio diventa senso predominante nel nostro cervello -> si modifica la percezione delle cose. E in questa intuizione sta la risposta a tutte le nostre domande, perchè lui entra in merito di come l'umanità si modifichi proprio in relazione al rapporto tra fisico e metafisico.
MacLuhan ha la grandiosità di intuire come l'assenza di una percezione metafisica (artistica) delle cose coincida con l'analfabetizzazione delle culture orali, mentre l'atteggiamento incredulo e strutturato razionalmente sia in relazione con le culture alfabetiche. Perchè vi sia più chiaro questo concetto debbo riportare le sue parole. Riporterò i titoli dei paragrafi.
Sono solo paragrafi, ma molto chiari. Scheggie vulcaniche che rimandano a strutture di pensiero vastissime.

- “L’interiorizzazione della tecnologia dell’alfabeto fonetico traduce l’uomo dal mondo magico dell’orecchio al mondo neutro della vista.”

- “La schizofrenia è forse una conseguenza necessaria dell’alfabetizzazione.”

- “La Galassia Gutemberg intende mostrare perché l’uomo alfabetico fu propenso a desacralizzare la forma del suo essere.”

E ciò che è ancora più grandioso di questo libro, è che non solo definisce il rapporto tra narrazioni e scienza, metafisica e fisica, ma spiega come le nuove tecnologie andranno a riportare l’uomo in una condizione culturale simile a quella arcaica, ovvero pre-alfabetica, una condizione di “neo-oralità”, per definirla come direbbe Walter Ong (un suo allievo). Ecco le scheggie vulcaniche a questo proposito:

- “La civiltà fornisce al barbaro, cioè all’uomo tribale, un occhio al posto di un orecchio e non sa adesso come affrontare il mondo elettronico.”

- “L’aumento dell’elemento visivo tra i greci li alienò dall’arte primitiva che oggi l’età elettronica ha reinventato dopo avere interiorizzato il campo unificato della simultaneità elettrica”

-“Il primitivismo è diventato un banale cliché di molta dell’arte e del pensiero moderno”

- “Quando la tecnologia estende uno dei nostri sensi, una nuova traduzione della cultura si verifica con la stessa rapidità con cui la nuova tecnologia viene interiorizzata.”

- “L’incontro del XX secolo tra due aspetti culturali, quello alfabetico e quello elettronico, conferisce alla parola stampata un ruolo primario nel rallentare il ritorno all’Africa dentro di noi.”

In sintesi. La cultura primitiva che viene prima della tecnologia alfabetica ha una connotazione metafisica che è andata perduta con il predominio del sapere scientifico e che si sta riaffacciando sul mondo “postmoderno” di oggi, tanto tecnologico da proporre una realtà magica, priva di tempo, priva di spazio. Io do per scontata questa teoria. La sposo al 100%. Non la metto in discussione perchè a mio avviso non è discutibile. Basta osservare, guardare intorno.

McLuhan denuncia vigorosamente quei presupposti culturali dipendenti dalla cultura scritta che, a differenza di quelli della cultura orale, tendono, per esempio, ad associare il religioso con l’irrazionale, il mistico con la non-conoscenza, distruggendo in qualche modo il regno della metafisica; addebita questo pericoloso meccanismo alla non possibilità di spiegare un certo tipo eventi, ovvero quelli astratti e metafisici, con l’uso dell’alfabeto fonetico, il quale si presta a trasformarli in anacronismi dell’oralità, residui di una cultura di trasmissione orale ormai superata dalla tecnologia alfabetica.
In poche parole la cultura orale teneva in particolar modo conto di tutto ciò che poteva rappresentare l’ignoto, per esempio elevandolo spiritualmente a sacro; la cultura scritta offrì invece processi di razionalizzazione che arrivarono a denigrare, con le spiegazioni, tutti gli aspetti magici.

Questo è esattamente quanto scriveva Lyotard, se ricordate la prima parte di questo articolo. Lyotard scriveva che è la scienza a portare i "saperi narrativi" (religione, musica, arte e filosofia) su un livello di "incredulità" e su questo presupposto di incredulità la scienza incominciava a cercare il "vero". Cercando il "vero", si mangiava le narrazioni che essa stessa aveva reso "non-credibili" !

Ora che l’elettronica ci riporta in vita degli aspetti magici, ridiventano però necessari i costrutti della cultura orale andati perduti. Scrive ancora McLuhan: “La civiltà fornisce al barbaro, cioè all’uomo tribale, un occhio al posto di un orecchio e non sa adesso come affrontare il mondo elettronico”.

L’uomo postmoderno si trova dinanzi a sè una serie di aspetti che seppur spiegabili attraverso uno studio approfondito rimangono incomprensibili a livello istintuale. Facevo prima l'esempio di chiunque su internet: non bisogna essere ingegneri per parlare in chat con un amico in Australia. Ma soprattutto...studiare le sessantacinquemila porte di accesso del personal computer alla rete non chiarisce esttamente le sensazioni che si provano parlando, scrivendo e scambiando “oggetti” in tempo reale con una persona dall’altra parte del pianeta! Così come in musica non spiega la sensazione di onnipotenza in cui il compositore può comporre anche il “non suonabile” e, allo stesso tempo, ne può ascoltare l’esecuzione. Si curerà egli a questo punto, delle regole che presuppongono la composizione? All'inizio vorrà semplicemente iniziare un viaggio meraviglioso nel mondo dell'arte.

E se di musica vogliamo parlare, tenendo conto di tutti gli aspetti culturali che influenzano la musica, dall’avvento della notazione musicale e della stampa a caratteri mobili all’uso della tecnologia elettromagnetica negli strumenti musicali, basta strutturare un ragionamento che tiene conto di quanto vi ho scritto, che si arriva in modo velocissimo a scoprire delle grandi verità, incontestabili quanto sepolte da pesantissimi strati di cemento.

La musica riproducibile, quella registrata, "fare i dischi", non è la stessa arte del comporre note e neanche della performance.

Continua alla parte 3. A presto;) !