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Licorice e...il gusto della musica. L'intervista

Di Lulu Brunori
Data di pubblicazione 02/12/2016


Una giovane new entry con un nome d'arte assai particolare. Cerchiamo di conoscerti meglio e Iniziamo subito con una domanda semplicissima: Chi è Licorice?

Dietro licorice si nasconde Jacopo, un 23enne, studente di lingue, lontano 900km da casa. Una storia come tante, condita da un po' di sana curiosità musicale!

Chi ti ha iniziato alla musica?

Sono figlio di un maestro di musica, quindi vi sono sempre stato abbastanza a contatto. Già da piccolissimo inventavo canzoncine e le cantavo sulle basi di altri pezzi. A 15 anni ho cominciato a scrivere "seriamente", prima in italiano e poi in inglese. Solo in seguito, quando avevo ormai 18 anni, ho avuto il primo approccio alla produzione di musica elettronica.

Chi consideri come modello musicale dal quale hai preso ispirazione?

In primis i miei maestri assoluti, i Kraftwerk, che hanno condizionato gran parte delle mie scelte artistiche (e di vita) da quando avevo 16 anni in poi. Non è difficile anche ritrovare nella mia musica influenze scandinave: sono un grande appassionato di elettronica nordeuropea. Per citare qualche altro nome: The Knife, Royksöpp, Fever Ray. Infine, guarnire e servire in tavola con abbondanti dosi di triphop.

C'è un messaggio o un'emozione in particolare che vuoi esprimere attraverso i tuoi brani?

Questa è la classica domanda da un milione di dollari. Sono sempre stato convinto che oltre la dimensione "esprimibile" delle emozioni, oltre la capacità di definirle e dar loro un nome, ci sia una miriade di emozioni e sensazioni talmente sfumate e indistinte che è impossibile descriverle in maniera esauriente. L'unica cosa che si può fare è cercare di avvicinarsi a loro per approssimazioni successive, ed è più o meno quello che cerco di fare con la mia musica. Ogni scelta è dettata da una precisa sensazione, e solo nella sua interezza il brano può essere quanto più vicino possibile a ciò che voglio comunicare.

Come nasce il tuo sound? è frutto di un'analisi ponderata o è nato per caso?

Non è mai stata una scelta. Nel 2012 ho dato il via inconsapevolmente al progetto licorice, qualche giorno prima dell'esame di maturità. Invece di studiare, mi sono messo al PC e ne è venuto fuori qualcosa di diverso, che mi ha colpito perché era completamente lontano da ciò che avevo fatto fino a quel momento. Eppure, nonostante fosse spiazzante, era così naturale e "mio" che ho realizzato che quello sarebbe stato un punto di svolta. Solo scrivendo altri pezzi, in seguito, mi sono reso conto che tutti avevano un sound stabile ed omogeneo, il che li rendeva un tutt'uno, un progetto che andava esplorato nella sua interezza per quello che era.

Hai un metodo particolare nel creare i tuoi pezzi?

I miei pezzi nascono tutti nello stesso modo: sono in giro per la città, a piedi o in bus, e mi iniziano a frullare in mente delle melodie. Allora invento frasi in inglese a caso (soprattutto senza senso, e totalmente sgrammaticate) per rinforzare le melodie e ricordarle meglio. Prendo il cellulare, scrivo le parole nelle note e registro tutto ciò che mi gira per la testa, anche facendo con la voce gli effetti, le batterie, i bassi (facendo finta di parlare al telefono, sennò sembro pazzo a canticchiare da solo per strada). Poi, in caso di particolare urgenza creativa, torno a casa e mi metto a buttare giù tutto al PC, altrimenti le registrazioni possono rimanere nel cellulare anche per mesi.
Per quanto riguarda Grace, è stato forse il pezzo che è nato in minor tempo in assoluto. Se non sbaglio, l'ho scritto in un solo pomeriggio. Mi sembrava talmente accattivante che lasciarlo da parte e riprenderlo "prima o poi" sarebbe stata un'occasione persa.
Il giro iniziale (che poi riprendo nel ritornello) è stata la prima cosa che mi è venuta in mente, seguito dal testo e dalla melodia del cantato. Tutto il resto è servito a mettere in piedi il pezzo come lo conosciamo, con i mezzi tipici del mio stile: i pad lunghi ed atmosferici, i synth riverberati... Tutto ciò che rende così chiara la componente onirica della mia musica.

LICORICE è un nome d'arte abbastanza particolare. Com'è nato?

La scelta del nome è stata molto ragionata. Mi sono chiesto quale fosse il senso della mia musica, e mi sono risposto che è il mio modo di mettere "nero su bianco" delle sensazioni poco chiare. Poi ho pensato: "se volessi renderle a 360 gradi, come farei?" e mi sono risposto che vorrei utilizzare tutti i 5 sensi umani. Focalizzandomi sul gusto (sono una buona forchetta) ho pensato a qualcosa che fosse abbastanza esotico ma conosciuto, avvolgente e particolare. La risposta è stata chiara: la liquirizia.

Progetti futuri?

Adesso mi focalizzo sul rilascio dei singoli e dei video. Presto però ricomincerò la mia attività dal vivo: non vedo l'ora di ritornare in mezzo alle persone!

Cosa rappresenta e cosa ti ha attirato di Miraloop?

Innanzitutto l'essere una realtà italiana che ha un respiro internazionale (chi mi conosce sa che non ho un senso patriottico molto sviluppato), senza però far finta di essere "internèscional" in maniera vuota e puramente estetica. In secondo luogo mi ha colpito il fatto di non cadere nelle solite prese di posizione delle etichette elettroniche italiane, ovvero il cercare di scimmiottare le scuole tedesche o americane, a volte appiattendosi su suoni sempre molto simili, che mirano soltanto al clubbing oppure al sembrare "di nicchia". La ricchezza di generi di Miraloop è forte perché non si preclude nulla, e solo così riesce ad accettare il sound di un artista senza pretendere che si uniformi forzatamente al genere della label.

Che aggiungere se non che siamo felici di questa collaborazione e che non vediamo l'ora di ascoltare i tuoi lavori ;)