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Etichetta Discografica Indipendente: la definizione di Wikipedia

di Gerolamo Sacco.

Citare Wikipedia? Non bisognerebbe farlo: in realtà dovrebbe essere Wikipedia a citare fonti esterne, e non il contrario. Criticare una voce di Wikipedia? Idem, la politica di Wikipedia infatti prevede che le voci vengano redatte e modificate liberamente dagli utenti. Tuttavia tutti ormai citano Wikipedia, viene utilizzata (erroneamente) come una fonte, e molti di voi già sanno quanto sia lungo il processo per farsi approvare le correzioni dalla "troika" di Wiki. Quindi andiamo a vedere la definizione "etichetta discografica indipendente" su Wikipedia del 2 giugno 2015 divertendoci un po'. Non siamo infatti noi a dover definire cos'è una label indipendente, saremmo in conflitto di interessi. Speriamo però, in tutta sincerità, di darvi uno spunto per modificare questa voce.

"Etichetta Discografica Indipendente"
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Etichetta_discografica_indipendente

"Un'etichetta indipendente è una casa di produzione musicale che lavora al di fuori delle grandi corporazioni multinazionali e, come dice la parola stessa, in modo indipendente, senza legarsi ad altre industrie. Solitamente, a differenza delle major, permette all'artista un controllo più globale sulla propria produzione (musica, testi, grafica del disco, ecc.) ed una maggiore libertà espressiva, e per questi motivi viene spesso preferita dai musicisti, specialmente agli esordi. Il concetto di etichetta indipendente (o indie) nasce inevitabilmente col concetto di musica indipendente, ovvero musica che segue schemi non condivisi dalla politica delle majors, e musicisti che non vedono di buon occhio le suddette in quanto accusate di non vedere la musica come opera d'arte o messaggio all'ascoltatore, ma semplicemente come prodotto da mettere in commercio per trarne il massimo profitto."

Per prima cosa, bisogna specificare che un'etichetta indipendente non è per forza una casa di produzione musicale, ma un marchio (un "brand") con cui una casa di produzione vende al pubblico. Può anche essere, molto semplicemente, un brand che vende al pubblico svincolato da qualsiasi casa di produzione. Si parla, infatti, di label produttrici (cioè legata ad una casa di produzione, o essa stessa "faccia" di una casa di produzione) o licenziatarie (cioè che non produce musica ma la acquisisce attraverso licenze).

In secondo luogo bisogna suggerire che non esistono solo "etichette indipendenti" o "major", ma anche tutte le centinaia di etichette che non sono major ma neanche indipendenti. Le "major" (cioè le principali case discografiche multinazionali che hanno acquisito questo titolo, storicamente Sony-Columbia, Universal, Emi e Warner) inglobano centinaia di label, da Decca a Deutsche Grammophone, e vendono al pubblico tramite tantissimi di questi marchi. Le indipendenti sono semplicemente tutte le altre.

Sul punto del "profitto vs arte" c'è una cosa vera, ovvero il fatto che le indie hanno spesso una ricerca artistica che le non-indipendenti non hanno, o ma non hanno più. Ma è anche vero che dal 1989, cioè da quando è caduto il muro di Berlino, la divisione tra arte e mercato dovrebbe essere seppellita insieme all'ideologia di cui è figlia: se esistono persone che considerano Giorgio Gaber più artistico di Katy Perry questo è decisamente più un problema di mercato che artistico. Ogni musicista indipendente vuole fare successo esattamente come quello non indipendente: semplicemente l'artista non indipendente ha un budget di produzione che, giustamente, ci mette lo zampino. E i musicisti agli esordi scelgono le indie sia perchè nelle major non c'è posto per tutti, ma anche perchè le label indipendenti sono più specializzate: un musicista che fa "french core" (per dire un genere di nicchia a caso) o che inventa nuovi generi musicali, si trova più a suo agio in una label indipendente che fa french core piuttosto che alla Sony. Inoltre andrebbe ricordate che le etichette indipendenti non sono affatto fuori dal mercato. In paesi come l'Italia, la Francia, la Spagna o l'Olanda le indipedenti sono quasi più forti delle major (abbiamo scritto "quasi"...maledetti talent! :) ). 

"La scena musicale dove più ha sviluppo la indie label è il punk o il do it yourself che lancia un modello verso il quale successivamente c'è stato grande spirito di emulazione e non solo nell'ambito del punk. Le indie label hanno un grande sviluppo anche nell'hip hop. Le etichette indipendenti crescono se aiutate dal buon lavoro dei suoi manager oppure falliscono, assorbite dalle major che ne sfruttano i propri cataloghi oppure le lasciano attive ma con limitazioni sulla propria politica. Spesso si ergono a pioniere di un genere (come fu la Motown per il soul o laChess Records per il blues considerata da alcuni storici musicali la prima vera etichetta discografica indipendente) o diventano pilastri fondamentali degli stessi artisti che venivano prodotti. Negli anni 90 grazie a nuove tecnologie, ma soprattutto alla globalizzazione del mercato sempre più forte, le etichette indipendenti crebbero sempre più, aiutate da minori costi e maggiori capacità di diffusione dei propri prodotti."

Questo passaggio, che dice anche cose interessanti, in alcuni passaggi però ci fa anche un ridere, soprattutto quando sembra dover citare il punk per rendere più credibile il concetto. Il punk nella storia delle indie è bene ricordarlo perchè ha portato in classifica di vendita gli Offspring in degli anni (gli anni 80) e in un settore (quello del rock) dominato dalle etichette non di certo indipendenti. Ma nel mondo del pop (prima) e della musica elettronica (dopo) questa "eccezione" diventa una regola. Pensate solo agli anni 50 della Sun Records (Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash), o agli anni 70 della Casablanca, la label che ha dato vita praticamente da sola alla disco-music, per non parlare di quello che è successo dopo con la scena dance, che ha quasi distrutto tutti i progetti delle major.  Ma non c'è nulla di più gratificante, per un critico musicale, citare "blues" e "punk" anzichè r'n'r, pop e disco music. :)

Tuttavia, se ci allontaniamo dalla definizione di "etichetta discografica indipendente", e ci avviciniamo alla definizione di "etichetta discografica", qui al capitolo sulle indipendenti Wikipedia da il peggio. Supponiamo gli autori non siano gli stessi. Vediamo cosa succede:

"La nascita delle etichette indipendenti" (per la serie, niente pubblicità su Wikipedia)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Etichetta_discografica 

"Nella scena punk, l'etica DIY (Do it yourself) incoraggia le band alla autoproduzione ed all'auto-distribuzione dei propri dischi. Questo metodo è in voga dai primi anni ottanta, e rappresenta un tentativo di rimanere fedeli agli ideali punk del Do it yourself (fai da te). Alcune etichette esprimono come vanto la reputazione di non aver mai stretto accordì né aver mai cooperato con alcuna major, tra le più significative la Crass Records.

Gli autori iniziano parlando di punk per essere credibili da subito. Dire che le etichette indipendenti nascono con la scena punk è come dire che la Coca Cola nasce con la sua pubblicità del Natale '81. Ma leggete come continuano:

Verso la fine degli anni novanta, grazie all'utilizzo di studi di registrazione privati, di masterizzatori CD, e alla diffusione di Internet e ad una generale diminuzione delle spese di produzione le etichette indipendenti iniziarono ad assumere un ruolo di mercato maggiormente rilevante. Le etichette indipendenti possono permettersi però una diffusione radiofonica e televisiva decisamente inferiore e hanno minori vendite rispetto agli artisti sotto contratto con una major. Alcune sono fondate dell'artista stesso, cosa che gli permette di produrre la propria musica senza più pressione da parte dell'industria musicale. Una di queste, la Jalisse Produzioni ed Edizioni Musicali (diventata poi Tregatti P ed Ed. Mus.), vinse il Festival di Sanremo nel 1997, con l'omonimo duo.

In pratica. Le etichette indipendenti nascono con i fattoni del fai-da-te negli anni '80, poi negli anni '90 abbiamo il caso di artisti liberi dalla pressione dell'industria: i Jalisse. Abbiamo capito bene :) ? Sia chiaro che non ho nulla contro i Jalisse e mi sono pure simpatici. Ma se parli degli Anni 90 non puoi non ricordare che le indipendenti italiane, ben prima dei Jalisse, hanno sostenuto quasi da sole la scena dance mondiale. Pensate solo a "Children" di Robert Miles, a "Ride on Time" di Blackbox, che è del '89. Per non parlare di cosa era successo tra gli anni '70 e '80. Lui cita il punk e i Jalisse.

Occasionalmente anche alcuni artisti già affermati, dopo aver terminato il contratto con una major, firmano per un'etichetta indipendente. Questo permette agli artisti di sfruttare la propria notorietà già acquisita per disporre di una maggiore libertà nella produzione dei propri album. Artisti come Dolly Parton, Aimee Mann, Prince, Elio e le Storie Tese e molti altri hanno optato per questa via.  Tra le etichette indipendenti la Righteous Babe Records, di proprietà della cantante folk Ani DiFranco, viene spesso citata come esempio (alla stregua della italiana Soleluna di proprietà del cantautore Lorenzo Cherubini). La cantante rifiutò molti contratti da parte di major per realizzare la propria etichetta con sede a New York. La costante realizzazione di tour si può considerare un grande successo per un'artista che non è sovvenzionata da una major.

Questa storia delle etichette indipendenti, dopo essere arrivata splendidamente ai "Jalisse" che vincono Sanremo del '97, potrebbe citare Daft Punk e i Prodigy, o tra le label la Spinnin' Records o la Ultra. Ma gli autori della storia citano Elio (che è nato con le indipendenti poi ha firmato con Sony) e il mitico Prince (non proprio un indipendente), dopodichè individuano in "Righteous Babe Records" il migliore esempio attuale di label indipendente (?!). Giusto per dar un tocco "soul" alla recensione. 

Senza sapere chi sia ma sicuri del fatto sia una grande artista, noi salutiamo Ani De Franco e auguriamo a tutti voi buona musica, invitandovi a modificare Wikipedia, se conoscete un argomento. A presto!
G.



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