Records - Novità Musica & Dischi

Breve ma Intenso (di Lorenzo Traggiai)

Di Lorenzo Traggiai
Data di pubblicazione 15/12/2013


l piacere di sentire una composizione musicale originale, imperiosa, magnifica, virtuosa, ben assemblata, suggestiva è innegabile. E vale sia per un dramma di Wagner che per una suite dei Megadeth. Sono esperienze in cui immergersi come in un viaggio vero e proprio, dal quale tornare sicuramente arricchiti. Ma di questo ho già parlato in un altro articolo. In questo breve scritto volevo parlarvi di un altro tipo di piacere dell’ascolto musicale. E’ un piacere immediato, breve ed intenso, orgasmico, familiare, intimo, un viaggio più corto ma ugualmente pieno. Il piacere che deriva dalle canzoni semplici – che non significa fatte male e neanche banali, significa semplici. Personalmente, pur apprezzando infiniti tipi di canzone, ho un debole per quei pezzi dove il groove la fa da padrone, dove gli strumenti puntano più all’espressività che alla tecnica, la voce canta versi pensati ma appetibili. Riff iniziale – batteria – gruppo – e via, pesta giù, schitarra, grida, suona, basseggia, tastierizza a tutto spiano. Oppure anche senza riff: quattro tic di bacchette e via, tutti insieme, sei già nel vivo del pezzo. Due-tre-quattro minuti, anche cinque se ci stanno. Non so voi, ma personalmente questo è il tipo di emozione che preferisco provare. Voglio partire subito ed essere tenuto lì per tutto il pezzo e arrivare in fondo con il fiato corto, con l’impressione di averlo cantato anch’io e aver snumerato con la chitarra qua e là per il palco. E se è una ballata, voglio il groppo alla gola.

Certo è difficile dire una cosa così agli amici al pub senza che questi ti guardino con sufficienza. Ma alla fine sapete benissimo tutti che l’opinione degli altri deve starsene lì, nel suo recinto. Anche perché in certi casi ti ritrovi ad apprezzare certi tipi di canzone proprio perché hai sentito un po’ di tutto e hai deciso che come quel sano pop rock da quattro accordi non ce ne sono; lasciamo stare il fatto che magari di solito è il primo genere che si ascolta (verso i 12-13 anni) e allora forse è per quello che si rimane affezionati. Quindi se la pensate così anche voi (e ci siete lì da qualche parte, siete più di quelli che credete) coltivatevela la vostra passione, riconoscete la grandezza dei grandi, ma cominciate a pensare anche che chi riesce a far stare in tre minuti freschezza + immediatezza + inizio-sviluppo-fine + un’idea + una poetica + uno stile suo + emozioni varie + arrivare alla gente, non è meno grande.

Lorenzo Traggiai