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Antonio Bellantoni: milioni di modi di interpretare la musica nel mondo dell'elettronica

Di Lulu Brunori
Data di pubblicazione 19/01/2017


Ciao Antonio, siamo felici del tuo debutto all’interno della famiglia di Miraloop ♠. Abbiamo ascoltato il tuo lavoro e siamo curiosi di sapere qualcosa in più su di te. Raccontati un po’.

Mi chiamo Antonio Bellantoni sono un compositore, arrangiatore e musicista. Il mio sogno sarebbe quello di comporre musica da film. Mi sono interessato alla musica sin da bambino, e questo interesse si è protratto fino ad ora, attraverso lo studio del pianoforte, le esperienze negli studi di registrazione per imparare le tecniche di produzione, e la frequentazione del CET (Centro Europeo di Toscolano diretto da Mogol) in qualità di arrangiatore.

Non è la prima volta che pubblichi i tuoi brani, ma è la prima volta che lo fai con Miraloop. Cosa ti ha spinto a rivolgerti a noi?

Nel corso degli anni ho prodotto diversi album, ep, singoli e compilation con diverse etichette discografiche. Ho anche fatto un remix di “Breath of a Life” di Florence & the Machines che è stato inserito in una compilation francese, mentre ho con la fortuna di poter inserire alcuni brani originali come colonne sonore di programmi televisivi. L’idea di pubblicare con Miraloop è sorta nel momento in cui avevo dei brani ai quali ero particolarmente legato e stavo cercando un’etichetta più specifica per il loro genere.

Di che genere si tratterebbe?

Il mio genere predefinito è Ambient Elettronica.

È un genere particolare. Chi sono i modelli a cui fai riferimento?

Non ho particolari modelli di riferimento, anche se indubbiamente subisco l’influenza della musica che ascolto: Depeche Mode, Chemical Brothers, Massive Attack, nero etc.

Hai un luogo particolare dove comporre la tua musica?

Ho un piccolo studio dove creo la mia musica, una sorta di spazio personale dove posso concentrarmi, rilassarmi e ispirarmi.

Qual’è il processo di creazione di una traccia? Parti sempre con un’idea precisa in mente, o tutto prende forma in modo naturale solo al termine della composizione?

Diciamo che traggo ispirazione da alcune sensazioni, stati d’animo, da alcune idee che nascono dal mio subconscio o da ciò che vedo. Ho avuto modo di viaggiare un po’ negli anni, e mentre viaggiavo tra l’Egitto e il Marocco ero così ispirato da ciò che mi si presentava davanti che ho realizzato delle compilations che sono state passate nei posti locali. Solitamente quando creo un brano parto da un’idea che può comunque cambiare ed evolversi.

Possiamo considerare i tuoi lavori come dei viaggi interiori personali?

Non sempre, a volte rappresentano un modo per evadere dal quotidiano e viaggiare in universi differenti.

Quando componi musica, lo fai per te stesso, per esprimere il tuo stato d’animo o per chi ti ascolta?

Lo faccio prevalentemente per me stesso, se poi agli altri piace ben venga altrimenti sono comunque soddisfatto.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere il percorso di musicista?

Sono sempre stato affascinato dalla musica anche se da bambino non pensavo di diventare un compositore.

C’è un sound particolare che ricerchi o che intendi proporre nei tuoi brani?

Nelle mie composizioni presto molta attenzione al suono, inteso come atmosfera, e al timbro. Non tutti sanno che ho un concetto di musica diverso dalla maggior parte della gente. Per me la musica è un’esperienza del tutto soggettiva nella quale ognuno può ricercare emozioni, sensazioni o ricordi puramente personali. Non presto attenzione a quello che dice il testo di una canzone, piuttosto come suona nel contesto. Inoltre preferisco usare le voci come strumento musicale perché, a mio parere, il testo rovina l’interpretazione soggettiva dell’ascolto del brano.

In che senso rovina l’interpretazione soggettiva del brano?

Ovviamente è il mio punto di vista e intendo che rovina il mio personale modo di percepire la musica. Facendo un esempio stupido: Se in una canzone c’è una voce che dice “love me like you do”, è normale che la maggior parte della gente si concentrerà sul testo piuttosto che sulla musica.

Il tuo ultimo lavoro si intitola Elisya. Raccontaci un po’ di questo progetto. Come mai hai scelto questo titolo?

L’album Elisya è composto da sei brani praticamente strumentali dove applico il concetto di voce usata come strumento. Ogni traccia ha un significato particolare perché fa parte di un periodo della mia vita in cui ho avuto una sorta di rinascita dopo un periodo buio, ed ho scelto di intitolare l’album Elisya perché è stato il primo brano del mio nuovo periodo.

Che dire Antonio, siamo entusiasti del tuo lavoro e speriamo di continuare a fare musica insieme. Ti auguriamo il meglio!